Tumore del polmone
Il trattamento
Carcinoma polmonare non a piccole cellule La prognosi ed il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule dipendono principalmente dallo stadio della malattia al momento della diagnosi. Vengono distinti 4 stadi. Negli stadi primo e secondo il trattamento di scelta è la chirurgia. Il tipo di intervento può variare in rapporto alle dimensione ed alla posizione del tumore, ed al coinvolgimento dei linfonodi intratoracici. Nelle tumori di dimensioni ridotte e periferici può essere sufficiente eseguire una lobectomia (cioè la asportazione di un solo lobo polmonare), mentre nelle forme di maggiori dimensioni o in posizione più centrale può essere necessario eseguire una pneumectomia (l’asportazione di un intero polmone). In alcuni casi può essere indicato eseguire una chemioterapia prima dell’intervento (neoadiuvante) al fine di ridurre le dimensioni del tumore ed impedire la diffusione della malattia attraverso il circolo sanguigno. Dopo trattamento chirurgico il 60-80% dei pazienti sopravvive a 5 anni. I tumori in terzo stadio vengono trattati in genere con una combinazione di radioterapia e chemioterapia. In tal modo si raggiunge un 25% di sopravvivenza a 5 anni. Il trattamento chirurgico viene utilizzato solo in casi selezionati. Nei carcinomi al quarto stadio, caratterizzati dalle metastasi a distanza, l’approccio terapeutico consiste nella chemioterapia. In tale stadio si arriva ad un 50% di sopravvivenza ad 1 anno, con una mediana di 8-10 mesi. I farmaci chemioterapici più utilizzati sono il cisplatino, considerato il farmaco cardine, che viene associato in genere con la gemcitabina o la vinorelbina, il docetaxel, il paclitaxel ed il pemetrexed. Nel caso in cui vi sia un’alterata funzione renale, si usa un analogo meno nefrotossico del cisplatino che si chiama carboplatino. Recentemente sono stati introdotti nella pratica clinica i farmaci biologici. Essi sono noti anche con il nome di terapie “target”, ad indicare che la loro azione è diretta verso un bersaglio specifico. Bevacizumab è un anticorpo in grado di inibire la formazione di nuovi vasi sanguigni a livello tumorale con lo scopo di sottrarre ossigeno e sostanze nutrienti alla neoplasia. L’associazione di Bevacizumab alla chemioterapia di prima linea ha consentito di prolungare la sopravvivenza dei pazienti. Tuttavia, non tutti i pazienti possono beneficiare di questo farmaco, per esempio devono essere esclusi coloro che presentano un’istologia squamosa, a causa dell’elevato rischio di sanguinamento polmonare. Erlotinib e Gefitinib sono due piccole molecole dotate di un particolare meccanismo d’azione contro il recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR) ed n grado di interferire in maniera selettiva con la proliferazione della cellula tumorale. Erlotinib, che viene assunto per bocca, ha consentito di ottenere un guadagno dell’aspettativa di vita del 42%, facendo passare da 4.7 mesi a 6.7 mesi la sopravvivenza di pazienti che avevano esaurito tutte le opzioni chemioterapiche a disposizione. Poiché la risposta al farmaco dipende dalla presenza del bersaglio, potrebbero essere necessarie altre indagini per inquadrare con precisione il malato che può beneficiare di questa terapia. Si stanno valutando combinazioni di tali molecole biologiche con altri chemioterapici o con altri farmaci “target”, nel tentativo di cronicizzare il più possibile l’evoluzione del tumore.
Carcinoma polmonare a piccole cellule Il trattamento preferenziale del carcinoma polmonare a piccole cellule è generalmente la chemioterapia in quanto questa malattia viene considerata sistemica (ovvero presente ubiquitariamente) sin dall’esordio, anche quando è confinata al solo polmone. Oggi si usano schemi di polichemioterapia che comprendono farmaci come il cisplatino e l’etoposide, l’epirubicina, la vincristina e la ciclofosfamide, il topotecan ed il paclitaxel. Anche la radioterapia ha un ruolo importante. Nelle forme limitate viene utilizzata in modo combinato o sequenziale alla chemioterapia. Inoltre, nei casi in cui si ottiene una remissione completa della malattia con il trattamento instaurato, viene eseguita anche un radioterapia ”profilattica” sull’encefalo, in quanto questo organo è sede frequente di metastasi occulte.
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