La terapia di supporto durante la chemioterapia dei tumori solidi
Sintesi tratta dal libro del dr. Alberto Ricciuti - Franco Angeli Editore -2006
La finalità della terapia sistemica di supporto ha come obbiettivo quello di ridurre la sofferenza psico fisica dei pazienti a seguito delle terapie oncologiche. E’ possibile infatti con determinati farmaci correggere le alterazioni metaboliche indotte dai farmaci antitumorali e nel contempo potenziare gli effetti antitumorali degli stessi.
Negli ultimi anni è stato possibile , grazie alla comparsa di nuovi farmaci antiblastici , modificare il decorso di alcuni tumori solidi ottenendo in alcuni casi risultati di lunga sopravvivenza tali da convincere il malato che è possibile convivere con la propria malattia anche se di tipo tumorale. Ma convivere con la malattia significa anche dovere convivere con le sue terapie e il conseguente accumulo di effetti tossici. I chemioterapici hanno infatti due ordini di effetti:
1° il primo immediato dovuto all’impatto acuto dei farmaci con l’organismo.
2° il secondo di lungo periodo dovuto agli effetti di accumulo che tali farmaci determinano sull’organismo
Mentre l’impatto acuto quali vomito , diarrea e caduta dei globuli bianchi sono attualmente bene controllati dai farmaci collaterali somministrati durante o subito dopo la chemioterapia , sempre maggiore è l’evidenza della tossicità a lungo termine indotta dai farmaci antiblastici.
Con il termine di “ FATIGUE “ si definisce infatti una complessa sindrome che altera i fondamentali equilibri fisiologici e la biochimica del metabolismo energetico cellulare.
Tale sindrome è caratterizzata da un malessere ed una perdita di energia tali da essere ritenuta il principale ostacolo ad una normale attività quotidiana e ad un‘accettabile qualità di vita. . Bene documentata dalla letteratura scientifica tale sindrome ha una frequenza assai elevata in particolare fra tutti i malati sottoposti a terapie antiblastiche , a radioterapie ed a terapie biologiche ( interferone – interleuchine ). I sintomi di “ FATIGUE “ ( descritti dal paziente come stanchezza, debolezza, astenia, spossatezza, perdita di energia ,malessere, dispnea , depressione, insonnia ) tendono ad aumentare progressivamente durante le terapie oncologiche , raggiungendo un massimo dopo alcune settimane perdurando a volte mesi od anni dopo la sospensione del trattamento chemioterapico.
La mancanza peraltro di una corretta definizione diagnostica attraverso esami di laboratorio o altro ha impedito a questa sindrome di potere essere correttamente affrontata anche in senso terapeutico. In sostanza tale quadro clinico viene affrontato dall’oncologo come un corollario alla situazione clinica di base ( e cioè la presenza della malattia tumorale ) e per tale ragione sottovalutata spesso anche dagli stessi pazienti che tendono peraltro ad appoggiarsi a terapie non convenzionali . ( In Italia oltre il 70% di questi malati segue terapie alternative ). Se invece diamo a questa sindrome un significato logico unitario è possibile adottare una strategia terapeutica in grado di prevenire e contenere gli effetti tossici legati alla chemioterapia con la conseguente disorganizzazione del metabolismo energetico che ne consegue.
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