Farmaci biologici per il trattamento del tumore polmonare non a piccole cellule
a cura di Dott. Verusio e Dott.ssa Pogliani
Il trattamento del tumore polmonare non a piccole cellule è migliorato negli ultimi anni grazie alla disponibilità di nuovi farmaci ed alla possibilità di personalizzare sempre più la terapia sul singolo paziente, basandosi su specifiche caratteristiche cliniche, patologiche e molecolari. E’ diventato fondamentale ricercare, oltre al sottotipo istologico del tumore, anche la presenza di mutazioni geniche coinvolte nella proliferazione delle cellule tumorali e nella diffusione metastatica. Ed è proprio a tal fine, che l’oncologo mira ad effettuare la diagnosi di tumore polmonare attraverso prelievi bioptici piuttosto che agoaspirati.
Le alterazioni geniche maggiormente studiate e che hanno una ripercussione nella pratica clinica riguardano il gene EGFR (Epidermal Growth Factor Receptor) ed il gene ALK (Anaplastic Linfoma kinasi).
Specifiche mutazioni del gene EGFR si riscontrano nel 10% circa dei pazienti, più frequentemente in chi non ha mai fumato o negli ex-fumatori di lunga data, e nelle donne. In presenza di tali mutazioni, il tumore è più suscettibile all’inibizione da parte di due farmaci biologici, l’erlotinib ed il gefitinib. Si tratta di due farmaci orali che, a differenza dei classici chemioterapici, possono essere assunti per un lungo periodo di tempo, essendo ben tollerati. I principali effetti collaterali sono rappresentati dalla diarrea e dal rash acneiforme. Attualmente l’erlotinib viene usato dopo fallimento della chemioterapia; future applicazioni riguarderanno il trattamento in prima battuta dei malati che presentano la mutazione genica di EGFR e la terapia di “mantenimento”, effettuata per mantenere il risultato ottenuto dopo 4 cicli di chemioterapia.
Gefinitib, caratterizzato da un meccanismo d’azione analogo ad erlotinib, può essere utilizzato nella terapia di prima linea esclusivamente nei pazienti portatori della mutazione di EGFR.
Il 5% delle neoplasie polmonari non a piccole cellule è invece caratterizzato dal gene di fusione aberrante EML-ALK, cioè un gene anomalo che favorisce la proliferazione delle cellule tumorali. Analogamente alla mutazione di EGFR, la mutazione del gene ALK è quasi sempre assente nel fumatore. Il crizotinib è un antitumorale sperimentale, attivo per via orale, che è stato in grado di ridurre in modo significativo il volume tumorale in circa il 60% dei pazienti trattati, risultato nettamente migliore di quello che si sarebbe potuto ottenere con la chemioterapia standard. Risultati incoraggianti sono stati ottenuti anche nei pazienti già pretrattati con la chemioterapia. L’assunzione del farmaco è stata ben tollerata e gli effetti collaterali più frequenti sono stati nausea, vomito, diarrea e lievi disturbi visivi. I farmaci a bersaglio molecolare rappresentano nuove armi terapeutiche, che si affiancano ai chemioterapici e che devono essere utilizzati in pazienti selezionati in base a caratteristiche cliniche, istologiche e biomolecolari. Quelli attualmente a disposizione, hanno il vantaggio di essere formulati in compresse ed hanno la potenzialità di agire in modo più mirato sulle cellule neoplastiche rispetto ai chemioterapici, riducendo gli effetti collaterali e consentendo la somministrazione anche per lunghi periodi di tempo. La loro applicazione è però limitata a circa il 15% dei pazienti affetti da tumore del polmone non a piccole cellule e allo sviluppo, durante il trattamento, di altre mutazioni che conferiscono farmaco-resistenza.
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